Catacombe di Sant'Antioco Martire

Il cristianesimo Sardo affonda le proprie radici nell’antica Isola di Sulci (oggi Sant’Antioco) dove, nel II secolo D.C, giunse il beato martire Antioco, condannato dall’empio imperatore Adriano ai lavori forzati nelle miniere di piombo argentifero dell’Iglesiente.

 

Educato cristianamente da sua madre, S.Rosa, Antioco si dovette piegare alla volontà del padre, il quale pretese che i suoi figli apprendessero le arti mediche del tempo.

Come recita un passo dei diari di Mons. Raimondo Ingheo “Seguendo l’esempio del Divin Redentore dedicò tutto sé stesso alla missione sublime di sanare le anime. Come sulle rive del Giordano per virtù del Nazzareno, guarivano gli infermi, così pure sulle spiagge africane, alla voce di Antioco, invocando il nome santissimo di Gesù Cristo e benedicente col segno augusto della croce, anche i mali più ribelli sparivano.”

La fama di un guaritore che in nome del suo Dio sanava dai mali fisici e spirituali tutti coloro che invocavano il suo aiuto, attirò l’attenzione dell’ imperatore Adriano; durante uno dei tanti viaggi che egli compì per migliorare la protezione dei limes dell’impero (linee di confine tra l’impero romano e le terre dei barbari), a causa di una rivolta giunse in Mauritania. Dopo aver sconfitto i rivoltosi e dopo aver trasferito i quartieri della legione III augusta nella città di Lambese, Adriano espresse la volontà di incontrare il guaritore che godeva di grande fama tra gli abitanti delle coste africane.

Dopo esser stato interrogato e dopo aver rifiutato di sacrificare alle divinità pagane, come gli venne imposto dall’imperatore, Antioco venne arrestato e sottoposto ad una serie di crudeli torture; ma, ne l’immersione nella pece bollente, ne le fiere del circo, ne tanto meno la fame e la sete, servirono a far piegare Antioco alla volontà dell’imperatore il quale decise quindi di condannare il martire ad metalla (ai lavori forzati) nelle miniere dell’Iglesiente.

Giunto nell’isola di Sulci, che l’impero sfruttava come porto d’imbarco per il piombo argentifero estratto nella zona, Antioco riuscì a sfuggire alle autorità romane e si rifugiò in un ambiente ipogeo dove accoglieva tutti coloro che, bisognosi di cure mediche, si lasciavano curare anche nell’animo.

La comunità cresceva e la piccola stanza che Antioco aveva scelto come sua dimora non bastava più per accogliere tutti coloro che accorrevano per sentirlo predicare; la comunità cristiana, quindi, scelse di riutilizzare cinque tombe puniche risalenti al VI secolo a.C. come luogo di riunione fino a quando Antioco era ancora in vita.

Dopo la sua morte ( 13 Novembre 127) le camere divennero un vero e proprio cimitero cristiano, che si sviluppò attorno alla tomba di S.Antioco.

La catacomba presenta tutte le tipologie sepolcrali tipiche dei cimiteri cristiani vale a dire loculi, arcosoli, formae (fosse terragne) sarcofagi e cassoni.

GLI ARCOSOLI

Prendono il nome dalla loro caratteristica forma ad arco e sono composti da una o due deposizioni parallele scavate alla base della sepoltura; queste sono sormontate da un’arcata risparmiata nella roccia composta da due parti chiamate lunetta e sottarco. Gli arcosoli si distinguono dalle altre sepolture più modeste anche grazie alle loro pitture che interessano sia la lastra di chiusura in terracotta o arenaria, che la lunetta e il sottarco.
Nella catacomba sulcitana almeno 3 arcosoli presentano delle superfici affrescate di notevole interesse.

L’ARCOSOLIO B/ II (DETTO DEL “BUON PASTORE”)

La decorazione pittorica in origine interessava tutte le parti dell’arcosolio (lunetta, sottarco, parapetto, fronte); le decorazioni della lunetta e del fronte sono state fortemente danneggiate da interventi successivi apportati dagli stessi fossori cristiani che, per poter riutilizzare la sepoltura e per poter sfruttare tutte le superfici disponibili in essa, smontarono le lastre della parte frontale e crearono delle scanalature nelle quali sarebbe stato possibile alloggiare delle lastre in arenaria che avrebbero consentito di ottenere due nuove deposizioni sulla lunetta.
Nelle lastre del parapetto si conservano ancora i segni di  alcune linee nere incrociate su fondo verde, interpretate come un giardino chiuso da un recinto (simbologia utilizzata per richiamare alla mente del fedele il mondo ultraterreno).
Le decorazioni dei sottarchi e della lunetta rappresentano un ambiente paradisiaco raffigurato come un giardino lussureggiante nel quale si intrecciavano tra loro rami fioriti e boccioli colorati, racchiusi tra festoni di colore rosso sui quali poggiavano dei piccoli volatili che facevano da corona al soggetto centrale: il buon pastore.
Ricostruzione ipotetica del pettirosso
Raffigurato stante e frontale, abbigliato con una corta tunica a pieghe, si staglia, con un agnello sulle spalle, in un ambiente campestre evidenziato da alcuni fiori selvatici e una pecora al pascolo.
Il pastore è una chiara rappresentazione del Cristo, anche se si può ritrovare nel repertorio iconografico pagano in cui rappresenta, invece, l’inverno, ovvero il momento in cui le greggi erano chiuse al sicuro nei recinti; i cristiani ripresero questa iconografia e la utilizzarono per richiamare alla mente dei fedeli la salvezza eterna (la parabola della pecorella smarrita e il brano di Giovanni in cui Gesù si definisce come “buon pastore”, sono tra gli esempi più esaustivi).
La decorazione della lunetta è racchiusa in una cornice a fasce detta “ad arcobaleno”.

L’ARCOSOLIO C/VII  (DETTO “DELLA SCRITTURA”)

 In questo caso la superficie affrescata si estende non solo sulla lunetta e nel sottarco ma ricopre tutto l’intero ambiente.
Anche di questa decorazione rimangono solo alcune parti; nella lunetta si conservano i resti di un animale che secondo le ultime interpretazioni potrebbe essere un cervo inserito in un contesto bucolico, caratterizzato dalla presenza di un corso d’acqua nel quale l’animale stesso si abbevera.
Particolare Arcosolio C/VII
La parte centrale è occupata dall’unica iscrizione rinvenuta nella catacomba sulcitana della quale si conservano tuttavia solo poche lettere [---]e vibas le interpretazioni possibili proposte dagli studiosi sono: [in pac]e vibas  che significa “che tu viva in pace”, oppure l’espressione […]e vibas [in Deo] era preceduta dal nome del defunto.
La decorazione della lunetta è racchiusa da una cornice a fasce detta “ad arcobaleno” mentre sui restanti intonaci si conservano le tracce di una serie di girali floreali racchiusi da una cornice a fascioni.

I LOCULI


Nella catacomba sono stati individuati 64 loculi, quattordici dei quali destinati alla sepoltura degli infanti; si tratta di una sepoltura per una committenza di ceto medio che veniva sigillata con embrici in arenaria fissati alla parete mediante l’uso abbondante di calce.
Tutti i loculi si presentano privi di iscrizioni e solo alcuni presentano gli incavi utilizzati dai fossori per facilitare la chiusura della tomba.

SARCOFAGO DEL VANO E


È l’unico sarcofago ancora integro addossato all’antico tramezzo portante della tomba punica; presenta ancora tracce della decorazione originale, ovvero una serie di quadrati creati con semplici linee colorate che vanno dal verde chiaro, al giallo, al rosso.

FOSSE TERRAGNE

Sono circa 90 e ricoprono l’intero piano di calpestio.
Le sepolture sono disposte secondo un criterio costante solo nei primi ambienti della catacomba ma, man mano che si attraversano i vari cubicoli, la disposizione dei loculi diventa sempre più irregolare; tale disposizione è dovuta, forse, alla necessità di poter sfruttare appieno il suolo.
Le sepolture venivano poi chiuse mediante embrici in terracotta o in arenaria privi di iscrizioni.

LA TOMBA DEL BALDACCHINO

Composta da tre colonne e da lastre in arenaria che delimitano uno spazio rettangolare occupato da una fossa terragna.
Le sepolture in origine dovevano essere due, la fossa e un grande sarcofago a mensa del quale si conservano soltanto le scanalature sulla parete utilizzate per reggere le lastre che formavano il sarcofago stesso.
Si tratta dell’unico esempio di tomba a baldacchino o tegurrina presente in Sardegna; tombe simili si ritrovano a Roma, Malta, Cipro e in Sicilia. Il baldacchino sulcitano è una delle sepolture più tarde di tutta l’intera catacomba risale infatti al VI secolo d.C.

LA CATACOMBA DI SANTA ROSA


Le catacombe di S. Rosa sono un piccolo ma suggestivo nucleo catacombale accessibile dalla cappella di S. Antonio.
Come per la catacomba di S.Antioco i cristiani riutilizzarono due camere sepolcrali di età punica risalenti probabilmente al V sec. A .C.; dotate ambedue di un accesso proprio chiamato “dromos” è ipotizzabile che prima della costruzione della chiesa venissero utilizzati entrambi.
Con la costruzione dell’edificio di culto il dromos dell’ambiente I venne interrato e coperto da uno dei pilastri portanti della basilica, con il successivo ampliamento della navata centrale risalente al XVII – XVIII sec. il dromos della camera H risultava essere al centro della navata centrale e venne quindi modificato aggiungendo una piccola rampa di scale e un breve corridoio che formavano un ingresso a L accessibile dalla navata destra.

Discese le ripide scale del dromos si arriva al primo dei due ambienti che compongono questa catacomba chiamato ambiente H; qui, di fronte alla gradinata d’accesso sul tramezzo che divideva in due parti la tomba punica, si può notare una ciotola in terracotta incassata nella parete che probabilmente serviva da acquasantiera forse murata nel tramezzo nel 1600.

Sul lato nord e sul fondo del lato sud-est della camera si conservano due sarcofagi in tufo uno dei quali (quello a nord) dovrebbe aver accolto il corpo di Rosa, madre dei beati Martiri Antioco e Platano, profanato molto prima della scoperta di questa catacomba; il corpo venne trafugato e tutti i possibili elementi utili per una datazione sono completamente scomparsi. Il sarcofago in tufo di età punica venne riutilizzato dai cristiani proprio per seppellire S. Rosa. In un momento successivo, difficile da inquadrare, il sarcofago venne rozzamente monumentalizzato sfruttando pietrame e malta per renderlo più alto e forse più facilmente utilizzabile per la celebrazione delle funzioni religiose. È infatti ipotizzabile che, nei giorni della festa di S.Antioco, a partire almeno dal 1600, queste tombe venissero utilizzate per celebrare le Sante Messe visto il grande afflusso di sacerdoti che giungevano nell’isola sulcitana (nel 1615 si poterono celebrare circa 800 messe in un solo giorno).

Per quanto riguarda l’altro sarcofago presente nella catacomba le notizie e gli elementi utili per uno studio più approfondito sono ancora più scarni; all’interno di esso sono stati ritrovati una piccola quantità di resti ossei e di frammenti ceramici e qualche frammento di vetro forse ascrivibile all’età romana che meriterebbero studi più approfonditi.

Purtroppo gli studiosi hanno dedicato ben poca attenzione a questo complesso catacombale, di conseguenza non esiste una teoria ufficiale che possa spiegare quale doveva essere la vera funzione di questi due ambienti. Secondo il prof. Mons Leone Porru si tratterebbe di un ampliamento delle catacombe di S. Antioco, mai portato a termine, oppure di una piccola catacomba realizzata ad hoc per accogliere le sepolture di Rosa, Platano e Antioco. Probabilmente il corpo di quest’ultimo doveva essere traslato in una tomba dell’ambiente I (che oggi è però completamente vuoto) che, trovandosi perfettamente sotto la cupola, era l’ambiente ideale in cui collocare la confessione martiriale del santo. Oppure è ipotizzabile che almeno uno dei due sarcofagi abbia accolto le spoglie di S. Ciriaco, carnefice di S.Antioco convertitosi poi al cristianesimo, oppure è ipotizzabile che questa catacomba sia stata utilizzata per  custodire i corpi dei Santi Martiri di Numidia († 259) Mariano (lettore) Giacomo (diacono) Emiliano (soldato martire) portati in Sardegna dai vescovi esuli dell’Africa e poi traslati a Gubbio tra il V e il VI secolo con parte dei resti di una Santa donna e dei suoi due figli (ipoteticamente S. Rosa).

ORARI VISITE CATACOMBE:

INVERNO dal Lunedì al Sabato 9,30- 12,00 / 15,00 -16,30 (ultimo accesso 16,15)
Domenica 15,00 -17,00
ESTATE dal Lunedì al Sabato 9,00-12,00 / 15,30 -17,30 (ultimo accesso 17,15)
Dal Lunedi al Venerdi (dal 1° Luglio al 15 settembre) 19,00-20,00
Domenica 11,00 -12,00 / 15,30 -18,30
Durante le celebrazioni liturgiche le visite alle catacombe saranno sospese.

INFO & CONTATTI
Basilica di Sant'Antioco Martire
Piazza Parrocchia, 22- 09017 Sant'Antioco (CI)
Informazioni e prenotazioni catacombe 0781.921887
www.basilicasantantiocomartire.it
Mail: info@basilicasantantiocomartire.it

Da visitare

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La Basilica di Sant'Antioco Martire

La basilica di Sant'Antioco Martire è una chiesa bizantina situata nel comune di Sant'Antioco, coeva della basilica di San Saturnino a Cagliari e della chiesa di San Giovanni in Sinis.

Catacombe Sant'Antioco Martire
Catacombe di Sant'Antioco Martire

Il cristianesimo Sardo affonda le proprie radici nell’antica Isola di Sulci (oggi Sant’Antioco) dove, nel II secolo D.C, giunse il beato martire Antioco, condannato dall’empio imperatore Adriano ai lavori forzati nelle miniere di piombo argentifero dell’Iglesiente.

Museo della Basilica

Il museo della Basilica di S.Antioco venne inaugurato il 31 luglio 1999 alla presenza di S.E.R. Mons. Arrigo Miglio. Tra i pezzi più belli, occorre ricordare i paramenti ottocenteschi e novecenteschi, e soprattutto una bellissima pianeta bianca tutta ricamata  in filo d’oro e seta sfumata.